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mercoledì 15 ottobre 2014
giovedì 11 ottobre 2012
Arrivederci, papà del "Clem Clem"
Chi ha dai trent'anni in su, sicuramente ricorderà lo slogan "Clem Clem" dei "giochi intelligenti" di casa Clementoni. E ricorderà senz'altro il Sapientino e il Grillo Parlante, due dei suoi prodotti più famosi.
Purtroppo ieri se n'è andato, all'età di 87 anni, il suo papà fondatore: Mario Clementoni. Una notizia che m'ha rattristato davvero molto. Con lui, un altro pezzo della nostra infanzia ci ha lasciati.
Colgo la triste occasione per parlarvi un po' di lui:
Nato nel 1925 a Potenza Picena, Mario resta orfano di padre a 12 anni, con altri due fratelli. Studia in collegio e si diploma all’Istituto Tecnico Industriale Montani di Fermo. Trova subito lavoro (che bei tempi) in una fabbrica di armoniche a bocca a Pesaro, che abbandona nel 1956, a 36 anni, per dedicarsi all’export di strumenti musicali.
Nel 1959, dopo una visita ad una fiera del giocattolo negli USA, decide di produrre anche in Italia giochi da tavola e pianole. Aiutato dalla moglie Matilde Brualdi e sette operai, si mette subito all'opera nel garage di casa sua (vi ricorda qualcuno?), ed il successo arriva immediatamente.
In seguito trasferisce la sua azienda in un ex granaio a Recanati, dove inizia a produrre la Tombola della Canzone, una pianola con manovella e nastro forato che riproduce le canzoni di Sanremo, e nel 1967, il primo Sapientino, destinato a conquistare i mercati di mezzo mondo.
Nel 1970 Mario Clementoni firma un accordo commerciale con la Disney, e il suo nuovo stabilimento da 4.500 metri quadrati e 50 addetti a Fontenoce avvia la produzione dei Puzzle Fantasy (fino a 6.000 pezzi da montare, per imparare a conoscere i paesaggi e le città d’arte italiani) e dell’Allegro chirurgo e altri giochi scientifici.
I primi computer parlanti e giochi interattivi arrivano negli anni Novanta.
Oggi la Clementoni è una Spa con 500 dipendenti e 105 milioni di euro di fatturato, ha filiali commerciali in Spagna, Germania, Francia e Hong Kong.
Il Signor Mario ci ha lasciati, ma il suo motto e filosofia di vita risuona ancora vivo nell'azienda che ha fieramente condotto:
"Non bisognerebbe mai smettere di giocare, specie quando si diventa grandi: il gioco è una cosa seria".
Purtroppo ieri se n'è andato, all'età di 87 anni, il suo papà fondatore: Mario Clementoni. Una notizia che m'ha rattristato davvero molto. Con lui, un altro pezzo della nostra infanzia ci ha lasciati.
Colgo la triste occasione per parlarvi un po' di lui:
Nato nel 1925 a Potenza Picena, Mario resta orfano di padre a 12 anni, con altri due fratelli. Studia in collegio e si diploma all’Istituto Tecnico Industriale Montani di Fermo. Trova subito lavoro (che bei tempi) in una fabbrica di armoniche a bocca a Pesaro, che abbandona nel 1956, a 36 anni, per dedicarsi all’export di strumenti musicali.Nel 1959, dopo una visita ad una fiera del giocattolo negli USA, decide di produrre anche in Italia giochi da tavola e pianole. Aiutato dalla moglie Matilde Brualdi e sette operai, si mette subito all'opera nel garage di casa sua (vi ricorda qualcuno?), ed il successo arriva immediatamente.
In seguito trasferisce la sua azienda in un ex granaio a Recanati, dove inizia a produrre la Tombola della Canzone, una pianola con manovella e nastro forato che riproduce le canzoni di Sanremo, e nel 1967, il primo Sapientino, destinato a conquistare i mercati di mezzo mondo.Nel 1970 Mario Clementoni firma un accordo commerciale con la Disney, e il suo nuovo stabilimento da 4.500 metri quadrati e 50 addetti a Fontenoce avvia la produzione dei Puzzle Fantasy (fino a 6.000 pezzi da montare, per imparare a conoscere i paesaggi e le città d’arte italiani) e dell’Allegro chirurgo e altri giochi scientifici.
I primi computer parlanti e giochi interattivi arrivano negli anni Novanta.
Oggi la Clementoni è una Spa con 500 dipendenti e 105 milioni di euro di fatturato, ha filiali commerciali in Spagna, Germania, Francia e Hong Kong.
Il Signor Mario ci ha lasciati, ma il suo motto e filosofia di vita risuona ancora vivo nell'azienda che ha fieramente condotto:
"Non bisognerebbe mai smettere di giocare, specie quando si diventa grandi: il gioco è una cosa seria".
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